Jeff Buckley, la voce degli angeli

Jeff Buckley | They Are Gone - A Rockstars Tribute

“Jeff Buckley era una goccia pura in un oceano di rumore”. Così lo definì Bono Vox, frontman degli U2 in un’intervista del 1997. Jeffrey Scott Buckley nasce ad Anaheim il 17 novembre 1966; unico figlio del cantautore Tim Buckley e della violoncellista Mary Guibert. Tim però abbandona la Mary prima ancora che Jeff nasca per cercare fortuna a New York. Jeff cresce insieme alla madre, al patrigno Ron Moorhead e al fratellastro Corey. Fu proprio Ron ad instradarlo nel mondo della musica, facendogli ascoltare band come Led Zeppelin, The Who, Queen, Pink Floyd. In quel periodo di faceva chiamare Scott “Scotty” Moorhead, ma dopo la morte di Ron, avvenuta nel 1975 per overdose, tornò al cognome naturale.

A soli 5 anni decide di suonare la chitarra acustica e a 12 decide di voler diventare un musicista. La sua prima chitarra elettrica è una Gibson Les Paul nera, regalatagli per il suo 13mo compleanno.
Dopo essersi diplomato alla Loara High School nel 1984, va a vivere ad Hollywood, in cerca di fortuna. Proprio come il padre.

Tra il 1986 e il 1990 lavora in un hotel a Los Angeles e suona la chitarra in vari gruppi locali di differenti generi musicali. Prende parte anche ad una tournée con il musicista reggae Shinehead. Grazie a Herb Cohen, ex manager di suo padre, Jeff registra una cassetta con 4 canzoni originali.
Il 26 aprile 1991 viene invitato all’evento “Greetings from Tim Buckley”, concerto tributo a suo padre. Insieme al chitarrista Gary Lucas canta “I never ask to be your mountain”, che il padre dedicò a lui e alla moglie.Inoltre interpretò Sefronia – The King’s chains, Phantasmagoria in two e Once I was. Fu il primo passo nel mondo della musica e sul finire dell’anno si aggrega ai Gods and Monsters, ma dopo la prima data di debutto con la band, avvenuta nel 1992, decide di abbandonare ed iniziare a suonare da solista.

Il suo palco principale divenne il Siné-e, un piccolo locale irlandese dove cominciò ad esibirsi ogni lunedì, interpretando i suoi brani insieme a cover.
Nel 1992 arriva la chiamata della Columbia che lo mette sotto contratto e con la quale registra il suo primo EP, Live at Siné-e.

Nel 1993 comincia a lavorare al suo primo disco ed in contemporanea parte una tournée che lo vede aprire concerti di grandi band e grandi artisti come Chris Cornell dei Soundgarden, The Edge degli U2  e Chrissie Hynde dei The Pretenders.
L’album Grace viene pubblicato il 23 agosto 1994 ed è composto da 7 inediti e 3 cover, tra cui la celebre Hallelujah di Leonard Cohen che diventa una ‘hit’ di grandissimo successo.
Grace ottiene apprezzamenti dai grandi della musica, tra cui Jimmy Page e Robert Plant dei Led Zeppelin che lo definiscono il miglior album del decennio.

Inizia così il tour relativo che lo porta a girare tutto il mondo e l’album macina vendite diventando disco d’oro in quasi tutti i continenti. Alcune date vennero registrate e successivamente pubblicate in album live.
Terminati i tour inizia a produrre e registrare altri brani inediti. Dal 12 febbraio al 26 maggio 1997 suona i nuovi brani in un locale di Memphis, il Barrister’s.

La sera del 29 maggio 1997, assieme al suo roadie Keith Fotie, si stanno dirigendo verso gli studi di registrazione. Passando accanto al Wolf River, un affluente del Mississippi, chiede al Keith, che si trova al volante, di accostare poiché vuol fare un bagno.
Jeff conosceva quel fiume e una volta immersosi, arriva vicino ai piloni dell’autostrada canticchiando il ritornello di Whole Lotta Love dei Led Zeppelin. Nello stesso momento transita un battello che crea un gorgo che risucchia Jeff. Scomparso dalla vista, Keith avverte la polizia, ma il corpo verrà ritrovato solo il 4 giugno. L’autopsia non rilevò nessuna traccia di alcol o droga nel sangue.