Layne Staley, l’animo tormentato del grunge

Layne Staley | They Are Gone - A Rockstars Tribute

Layne Thomas Staley nasce a Kirkland il 22 agosto 1967 da Nancy Elizabeth e Philip Blair Staley. Da subito vive il disagio famigliare, a causa del padre troppo spesso assente e dedito ad alcool e droghe. A salvare parzialmente la situazione fu l’interesse per la musica. Già a 5 anni cominciò a cantare nel gruppo dei bambini dell’asilo.

La crisi in famiglia aumenta a dismisura tanto da arrivare al divorzio nel 1974. Inoltre il padre è invischiato in affari loschi tra droga e mafia e Layne resterà traumatizzato a vita da questa vicenda.
Il disagio cresce dentro Layne che spesso si caccia nei guai, dimentica di svolgere i compiti e la scuola lo manda in un istituto per giovani affetti da problemi sociali. Si dedica alla poesia e alla musica, mettendo su una band, gli Sleeze, dove suonava la batteria e nello stesso periodo inizia la discesa negli inferi della droga e dell’alcool.

L’incontro con Jerry Cantrell a Seattle è il punto di inizio della carriera da musicista con gli Alice in Chains. Firmano per la Columbia Records ed incidono 3 album, 2 EP e un unplugged. Risalire dagli inferi però è improponibile e per Layne è addirittura impossibile. Lo smodato uso di eroina lo sfianca talmente tanto da non poter supportare una tournée. A nulla servirono anche le svariate riabilitazioni, dal quale non ne uscì mai completamente pulito.

Proprio in una clinica conobbe Mike McCready dei Pearl Jam e John Baker Saunders dei The Walkabouts con i quali decide di dedicarsi ad un progetto per allontanarsi dalla droga. Nascono così i Mad Season che pubblicano un solo album, Above, che riscuote un buon successo, trascinato dalla hit River of Deceit. Staley cade nuovamente vittima della droga e si prende un lungo periodo di pausa e dopo la morte di Saunder per overdose nel 1999 il progetto viene definitivamente chiuso.

Nel 1996 le sue condizioni precipitano drasticamente dopo la morte di Demri Lara Parrott, il vero amore di tutta la sua confusionaria esistenza. Rimase profondamente colpito a tal punto di arrivare a pensare che anche lui avesse i giorni contati. Smise di apparire in pubblico poiché le sue condizioni erano davvero drammatiche: l’eroina aveva presentato il conto ed ora prendeva tutto quel poco che era rimasto. A nulla servirono i tentativi di parenti ed amici per cercare da farlo uscire dal tunnel dove si era lasciato andare.

Nel 1998 partecipa alla progetto Class of ’99 con Tom Morello dei Rage Against The Machine, ma le condizioni fisiche sono talmente pietose che non viene inserito nemmeno nel video della cover dei Pink Floyd “Antoher brick in the wall”: le registrazioni dove si vede fanno riferimento 3 anni prima con i Mad Season.

Il 19 aprile 2002 viene trovato morto nel suo appartamento a Seattle, ucciso da un’overdose di speedball. Il decesso risale al 5 aprile, lo stesso giorno di Kurt Cobain. E proprio nello stesso posto dove era stato pianto il leader dei Nirvana, all’International Fountain, il giorno si tenne una veglia alla quale vi parteciparono familiari, amici e musicisti, tra cui Chris Cornell e Eddie Vedder. Una seconda veglia fu organizzata qualche giorno dopo a cui si presentarono circa 400 ragazzi. La città aveva dato per morto Staley ed il grunge ormai da tempo.