Lewis Brian Hopkin Jones, la quinta ‘pietra rotolante’

Brian Jones | They Are Gone - A Rockstars Tribute

Brian Jones, al secolo Lewis Brian Hopkin Jones, polistrumentista e fondatore dei Rolling Stones, nasce a Cheltenam (Inghilterra) il 28 febbraio 1945.
Nato da una coppia amante della musica, Jones non trovò difficoltà a studiare musica. Sin da giovane era la mamma a dargli lezioni di pianoforte, ma ben presto le sue qualità sfociano anche in altri strumenti, tra i quali il clarinetto e già a 14 anni è primo clarinettista nell’orchestra della scuola.

Nel 1957 ascolta per la prima volta il jazzista Charlie Parker e si appassiona talmente tanto da costringere i genitori a comprare un sassofono, che imparerà a suonare. A 17 anni invece è il turno della chitarra folk.
Nell’estate del 1959 vive in Nord Europa dopo aver messo incinta la fidanzata: gli consigliò di abortire ma la ragazza proseguì la gravidanza e, una volta rotti i rapporti con Jones, affidò il figlio ad una coppia infertile. Simon, il nome del bambino, non conoscerà mai il suo padre naturale.
Una volta tornato però Jones continua a fare la stessa vita e mette incinta una donna sposata nel 1960 e nel 1961 mette incinta la fidanzata Pat Andrews.

Va a vivere a Londra dove divenne amico di grandi musicisti come Alexis Korner, Paul JonesJack Bruce e altri musicisti della scena rhythm’n’blues. Divenne un ottimo musicista blues e si faceva chiamare con lo pseudonimo Elmo Lewis.

Nel 1962 recluta Ian Stewart, Mick Jagger alla voce Keith Richards alla chitarra. Il primo spettacolo dei The Rolling Stones è datato 12 luglio 1962 al Marquee Club di Londra e la formazione era la seguente: Mick Jagger, Ian Stewart, Keith Richards, Brian Jones, Dick Taylor e Tony Chapman.
Tra il 1962 e il 1963 Jagger, Jones e Richards affittano un appartamento al numero 102 di Edith Grove a Chelsea. Verrà ricordato da Richards come una “bellissima discarica”. Durante la permanenza Richards e Jones suonavano quotidianamente dischi blues e Jones insegnò a Jagger come suonare correttamente l’armonica a bocca. Mancavano un bassista e un batterista e la scelta ricadde su Bill Wyman e Charlie Watts. Suonarono in jazz club e locali blues di Londra e cominciarono ad avere un numero discreto di fan al loro seguito.

Il successo arriva nel 1963 dopo un incontro con il produttore discografico Anthony Loog Oldham che diede un’immagine più accattivante alla band. Fu escluso dal gruppo il tastierista Ian Stewart, che comunque restò come tastierista principale e responsabile degli spostamenti fino al 1985, anno della sua morte.
Fino a questo punto i Rolling Stones erano ancora una cover band oppure suonavano brani strumentali e fu proprio Oldham a pressare la band a scrivere canzoni proprie, facendo pesare le proprie scelte commerciali, estromettendo Jones che fino a quel momento era stato il PR della band.

Nel luglio 1964 Jones vede nascere il quarto figlio avuto fuori dal matrimonio, questa volta dalla sua fidanzata Linda Lawrence.

Una volta raggiunta la fama, Jones cade nel tunnel delle droghe poiché si sente alienato dal resto del gruppo. Ne risentirà terribilmente e in molte situazioni Jones è costretto a restare in ospedale, mentre il resto della band è altrove, non facendo altro che aumentare le sue paure di allontanamento dalla band. La tensione nella band era palpabile e di certo le condizioni psico-fisiche di Jones non aiutavano. I suoi contributi divennero più sporadici e cominciò ad occuparsi di collaborazioni esterne.

Nel 1968, nel film promozionale We Love You lo mostrano in uno stato fisico inquietante, tipico di chi fa uso di Mandrax Quaalude, una droga molto in voga in quegli anni.
I rapporti si deteriorarono notevolmente nel marzo 1967: la leggenda narra che la sua fidanzata Anita Pallenberg, scappò con Keith Richards mentre Jones era in ospedale. La Pallenberg dichiarò che Jones fu ricoverato dopo un violento litigio con lei, nel quale si ruppe un polso. Secondo Richards, Jones si era semplicemente ammalato ma in ogni caso non lo perdonò mai.

L’ultimo contributo sostanziale è nell’album Beggars Banquet, trascinato dal singolo Jumpin Jack Flash. Ma il suo ruolo era decisamente marginale all’interno della band.

Il 21 maggio 1968 fu arrestato per la seconda volta per possesso di marijuana, ma cercò di difendersi dicendo che gli fu lasciata in casa da alcuni ospiti. Nonostante la giuria lo ritenne colpevole, non fu né multato né ammonito, ma gli fu solo suggerito di non mettersi più nei guai.

Le condizioni fisiche di Jones diventano insostenibili e portarlo in tournée era molto problematico, mentre in studio il suo apporto era pressoché nullo. Così nel 1969 Jagger, Richards e Watt gli comunicarono che non avrebbe fatto più parte del gruppo, ma gli lasciarono decidere come comunicare la notizia.

«Non sono più in sintonia con gli altri sui dischi che stiamo facendo. Non comunichiamo più dal punto di vista musicale. La musica degli Stones non è più di mio gusto. E io desidero suonare il mio tipo di musica, piuttosto che quello degli altri, anche se certo apprezzo le loro idee musicali. L’unica soluzione era quella di separarci, ma in ogni caso resteremo amici. Voglio bene a quei ragazzi.»

BRIAN JONES DOPO LA SEPARAZIONE DAI ROLLING STONES

Jones resto nella sua casa a Cotchford Farm (in origine residenza di Alan Alexander Milne, autore di Winnie The Pooh) con l’intenzione di formare una nuova band.
Il 3 luglio 1969 Brian Jones viene ritrovato morto sul fondo della sua piscina nella sua casa di Hartfield. La sua fidanzata Anna Wohlin era convinta che fosse vivo quando era stato estratto dall’acqua, ma i soccorsi arrivarono in ritardo e Jones fu dichiarato morto sul posto. Il caso fu chiuso come “Morte accidentale”, visto che il fegato e cuore erano compromessi da alcool e droghe pesanti. La Wohlin nel 2000 sostenne la tesi di omicidio da parte di un costruttore che si trovava in casa con loro per restaurarla.
Il costruttore Frank Thorogood, sul letto di morte, confessò all’autista dei Rolling Stones la sua colpevolezza della morte di Brian Jones
Si narra anche di testimoni all’omicidio: vennero intervistati da varie testate giornalistiche ma usarono tutti degli pseudonimi e nessuno espose la propria versione alle forze di polizia.