Tommy Bolin: una stella caduta troppo in fretta

Tommy Boli - They Are Gone - A Rockstars tribute

Molto spesso il nome di Tommy Bolin non viene ricordato, eccetto per pochi noti. Ma il chitarrista statunitense era sulla rampa di lancio per entrare nel mito e nella leggenda dell’hard rock, ma un mix letale di champagne, whisky, eroina e cocaina se lo portò via per sempre il 4 dicembre 1976.

Nato a Sioux City il 1° agosto 1951, Bolin inizia a nutrire una forte passione per la musica sin da giovanissimo, specialmente dopo aver visto un concerto di Elvis Presley insieme al padre.
Comincia a suonare con varie band, ma dopo essersi spostato a Denver, fonda gli Zephyr, con i quali incide due album. La band però dura poco poiché durante i concerti la gente è fin troppo interessata alla sua musica, piuttosto che consumare alcolici, così finiscono nella lista nera dei locali americani.

Il talento di Bolin non passa inosservato e Billy Cobham rimase così colpito che lo volle per il suo album d’esordio Spectrum. Quando Cobham lo chiamò per ingaggiarlo, Bolin pensò inizialmente ad uno scherzo. Bolin prova solo poche volte ma il risultato è un disco straordinario, dove inventiva e tecnica si fondono in un mix incredibile di suoni.
Il successo derivante dall’album proietta un giovanissimo Bolin (allora solo 21enne) nell’olimpo dei grandi chitarristi, venendo paragonato a Jimi Hendrix.
Viene così ingaggiato dalla The James Gang con i quali incide due album (Miami e Bang).

Nel 1974 Ritchie Blackmore lascia i Deep Purple e la band cerca un sostituto. La ricerca è veramente complicata ma David Coverdale ha l’intuizione e suggerisce a Jon Lord di prendere Bolin, dopo aver ascoltato Spectrum.
Dopo averlo trovato, con molta difficoltà, a Los Angeles, i Deep Purple gli inviano dei nastri che Bolin nemmeno aprì. Venne invitato ad un concerto di prova presso il Pirate Studios di Los Angeles e l’intesa non tardò a manifestarsi. Verrà inoltre registrata nel cd Days May Come and days may go. la band si trasferisce a Monaco per registrare Come taste the band: in soli 2 mesi Bolin compone 33 brani che finiranno anche nel suo disco solista Teaser, uscito quasi in contemporanea con quello dei Purple.
Bolin convince tutti, sia il disco che dal vivo.

Ma i problemi arrivano presto, a causa del suo carattere fin troppo disponibile. Da tempo era dedito all’uso di droghe e durante la tournée in Giappone si procura una parziale paresi al braccio sinistro a causa di una iniezione di eroina mal riuscita, che ne limita le performance.

Il live del 15 maggio 1976 a Liverpool segna praticamente la fine della sua esperienza con i Deep Purple: Bolin in preda agli effetti dell’eroina, si accascia sul palco nel bel mezzo del concerto. Coverdale, visibilmente alterato, lascia la scena. Praticamente è la goccia che fa traboccare il vaso e la band si scioglie.

Bolin prosegue la carriera solista e ben presto riuscì ad ottenere un contratto dalla CBS. Registrò un nuovo disco, Private Eyes, ed iniziò la tournée come gruppo spalla di Jeff Beck. Il primo ed unico concerto di apertura a Jeff Beck si tenne il 3 dicembre 1976 a Miami. A fine concerto si trattenne in un party con degli amici all’Hotel Newport di Miami. Durante una telefonata, perde i sensi dopo aver abusato di cocaina, eroina, whisky e champagne. I manager e la fidanzata di allora, Valeria Monzeglio, decidono di portarlo al letto, sperando in una ripresa. Ma fu la scelta sbagliata: Bolin non riprenderà più conoscenza e alle 7 del mattino dopo decidono di chiamare un’ambulanza ma ormai è troppo tardi.
Il 4 dicembre 1976, la musica perde uno dei suoi interpreti migliori: una stella caduta troppo in fretta.